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19-20 agosto, da San Francisco a Santiago: Quegli strani posti chiamati aeroporti

La sveglia suona un po’ troppo presto per i miei gusti e poco dopo la sveglia mi chiama l’autista della navetta per segnalarmi che è arrivato. Scendo buttando un’ultima occhiata a quella che per così pochi giorni ho chiamato “casa” e salgo sulla navetta. Scopro presto che sono l’unico a scendere puntualmente e che nelle altre fermate ci tocca sempre aspettare un bel po’ prima che le persone si presentino. L’aeroporto di San Francisco è un posto particolare che riflette molto la città in cui si trova: c’è una sala yoga e i prodotti che trovi al bar sono tutti prodotti locali, spesso dai nomi improponibili. Faccio il checkin e salgo sul volo Virgin America che mi porterà a Los Angeles, dormo tutto il tempo, non prima di notare che nonostante sia una compagnia “low-cost” c’è uno schermo per ogni posto come nelle compagnie “grandi” e l’acqua è inclusa nel biglietto, oltre a una discutibile illuminazione rossa soffusa. Los Angeles, per quel poco che ho visto dall’aeroporto, è la California che ti aspetti: un gran caldo e una luce gialla durissima. L’aeroporto è quanto di più disorganizzato mi sia capitato di vedere: seguo le frecce per il check-in e mi ritrovo per ben due volte davanti a un muro. Finalmente riesco in qualche modo a passare i controlli di sicurezza (che prevedono che ti tolga le scarpe e di passare sotto un body-scanner) e inizio la fila per il check-in. Come scoprirò in seguito, gli ultimi due voli LAN per Santiago erano stati cancellati e per questo i passeggeri vengono spostati da un volo all’altro. C’è una confusione incredibile e quando sta per toccare a me vengo fermato e vengono fatti passare altri passeggeri probabilmente da un volo differente. La cosa si ripete più e più volte, tanto che dalle altre file fanno il tifo per me. Quando finalmente sembra che mi tocchi mi avvicino al desk e l’addetta gira il cartellino con su scritto “Closed”. I miei tifosi hanno un attimo di scoramento, ma sorrido loro, li saluto e torno al mio posto aspettando di poter finalmente arrivare a un desk. Finalmente mi tocca tra il tripudio della mia “curva” personale che saluto alzando i pugni al cielo. L’addetta del desk mi chiede se voglio offrirmi volontario per il volo di mezzanotte in cambio di uno sconto, ma vuoi perché voglio evitare un nuovo check-in, vuoi per paura che venga cancellato, vuoi perché non so se il mio biglietto di giro del mondo mi consente di ricevere sconti, decido di rifiutare l’offerta. Finalmente sono sull’aereo, accanto a me è seduta una ragazza cilena con la quale scambio quattro chiacchiere e scopro tutta la storia degli aerei cancellati. Il volo prevede uno stop a mezzanotte a Lima, in Perù dove accade una cosa curiosa. Poco dopo l’atterraggio passa un’hostess che ci chiede i posti assegnati sul biglietto e segna dove siamo seduti. Subito sale una squadra di pulizie che a velocità supersonica raccoglie e pulisce tutte le “schifezze” lasciate da quanti scendono a Lima. Poi vengono fatti salire i nuovi passeggeri e scopriamo che a una signora era stato assegnato il mio stesso posto. Con l’aiuto della mia compagna di viaggio spieghiamo il problema a un’hostess che trova alla signora un’altra sistemazione. Finalmente si riparte dal Perù con destinazione Santiago e tra un sonno e un’altro atterro alle 5:40 del mattino. C’è il mio amico Gabriele ad aspettarmi.

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