Archivio mensile:maggio 2013

19-20 agosto, da San Francisco a Santiago: Quegli strani posti chiamati aeroporti

La sveglia suona un po’ troppo presto per i miei gusti e poco dopo la sveglia mi chiama l’autista della navetta per segnalarmi che è arrivato. Scendo buttando un’ultima occhiata a quella che per così pochi giorni ho chiamato “casa” e salgo sulla navetta. Scopro presto che sono l’unico a scendere puntualmente e che nelle altre fermate ci tocca sempre aspettare un bel po’ prima che le persone si presentino. L’aeroporto di San Francisco è un posto particolare che riflette molto la città in cui si trova: c’è una sala yoga e i prodotti che trovi al bar sono tutti prodotti locali, spesso dai nomi improponibili. Faccio il checkin e salgo sul volo Virgin America che mi porterà a Los Angeles, dormo tutto il tempo, non prima di notare che nonostante sia una compagnia “low-cost” c’è uno schermo per ogni posto come nelle compagnie “grandi” e l’acqua è inclusa nel biglietto, oltre a una discutibile illuminazione rossa soffusa. Los Angeles, per quel poco che ho visto dall’aeroporto, è la California che ti aspetti: un gran caldo e una luce gialla durissima. L’aeroporto è quanto di più disorganizzato mi sia capitato di vedere: seguo le frecce per il check-in e mi ritrovo per ben due volte davanti a un muro. Finalmente riesco in qualche modo a passare i controlli di sicurezza (che prevedono che ti tolga le scarpe e di passare sotto un body-scanner) e inizio la fila per il check-in. Come scoprirò in seguito, gli ultimi due voli LAN per Santiago erano stati cancellati e per questo i passeggeri vengono spostati da un volo all’altro. C’è una confusione incredibile e quando sta per toccare a me vengo fermato e vengono fatti passare altri passeggeri probabilmente da un volo differente. La cosa si ripete più e più volte, tanto che dalle altre file fanno il tifo per me. Quando finalmente sembra che mi tocchi mi avvicino al desk e l’addetta gira il cartellino con su scritto “Closed”. I miei tifosi hanno un attimo di scoramento, ma sorrido loro, li saluto e torno al mio posto aspettando di poter finalmente arrivare a un desk. Finalmente mi tocca tra il tripudio della mia “curva” personale che saluto alzando i pugni al cielo. L’addetta del desk mi chiede se voglio offrirmi volontario per il volo di mezzanotte in cambio di uno sconto, ma vuoi perché voglio evitare un nuovo check-in, vuoi per paura che venga cancellato, vuoi perché non so se il mio biglietto di giro del mondo mi consente di ricevere sconti, decido di rifiutare l’offerta. Finalmente sono sull’aereo, accanto a me è seduta una ragazza cilena con la quale scambio quattro chiacchiere e scopro tutta la storia degli aerei cancellati. Il volo prevede uno stop a mezzanotte a Lima, in Perù dove accade una cosa curiosa. Poco dopo l’atterraggio passa un’hostess che ci chiede i posti assegnati sul biglietto e segna dove siamo seduti. Subito sale una squadra di pulizie che a velocità supersonica raccoglie e pulisce tutte le “schifezze” lasciate da quanti scendono a Lima. Poi vengono fatti salire i nuovi passeggeri e scopriamo che a una signora era stato assegnato il mio stesso posto. Con l’aiuto della mia compagna di viaggio spieghiamo il problema a un’hostess che trova alla signora un’altra sistemazione. Finalmente si riparte dal Perù con destinazione Santiago e tra un sonno e un’altro atterro alle 5:40 del mattino. C’è il mio amico Gabriele ad aspettarmi.

Annunci
Contrassegnato da tag , , , ,

18 agosto, San Francisco: Cos’hanno in comune Giovanni, gli struzzi, i terremoti e i sabato sera?

Finalmente una mattina soleggiata a San Francisco! Mi alzo, mi preparo e Michael mi avverte che stasera avremo ospiti a casa, quindi di rientrare non troppo tardi. Mi avvio a piedi verso la metro e mi fermo a fare colazione. Da questa parte della città c’è un sacco di gente “non turista” che frettolosamente si reca al lavoro, assisto persino a una furibonda lite tra una predicatrice con degli enormi cartelli e un signore che passava di lì. Non seguo bene la diatriba ma è interessante il capannello di persone che si forma intorno. La predicatrice urla, sbraita, manca solo che si stracci le vesti e il signore invece risponde sempre con poche parole, un mezzo sorrisetto e non è per niente intimorito dall’atteggiamento minaccioso. Finalmente arrivo alla fermata della metro e mi fermo alle macchinette a comprare un biglietto. Devo prendere la linea N e andare al Golden Gate Park. Scendo in banchina e passano praticamente tutte le lettere dell’alfabeto tranne la N. Presto un po’ di attenzione alla voce registrata e finalmente mi rendo conto che la linea N non passerà per via di alcuni lavori e suggerisce un itinerario alternativo che comprende un breve tratto in metro e una navetta sostitutiva. Finalmente riesco ad arrivare al parco e comincio a passeggiare godendomi la tranquillità più assoluta. Mi imbatto in una bocciofila, sì, una bocciofila nella terra del bowling. Non è la classica bocciofila nostrana, in terra battuta e con un manipolo di pensionati che vestiti alla meglio prendono la cosa troppo sul serio rispetto al contesto. È invece perfettamente liscia e piana, in erba tagliata cortissima, quasi come fosse un campo da golf, tutti i giocatori sono in tenuta rigorosamente bianca e indossano scarpe apposite per evitare di rovinare il manto erboso. I loro sguardi sono attenti, qualcuno sfoggia anche un paio di baffi a manubrio e se non fosse per lo spiccato accento yankee potreste persino credere di essere nell’Inghilterra vittoriana. In un campo accanto, un’anziana signora, anch’essa in tenuta da gioco, spiega i primi rudimenti a due bambini visibilmente entusiasti. Rimango un po’ a guardarli giocare, per capire se il gioco è identico a quello giocato da noi o se presenta una qualche variante, ma non mi sembra di trovarne, per quel poco che ne so. Proseguo la mia passeggiata nel parco verso l’Accademia delle Scienze e arrivo poco dopo mezzogiorno. Decido di mangiare qualcosa prima di entrare e trovo un chiosco che vende hot dog. Mi sento in un cliché, ma pranzo con un hot dog e con varie salse seduto su una panchina. Scopro che per entrare all’accademia ci sono tre prezzi diversi: il più alto è quello della biglietteria, in mezzo c’è quello delle macchinette automatiche, il più basso è quello online sul sito dell’accademia. Visto che c’è una rete wifi libera compro il biglietto online con il cellulare (pagandolo quindi di meno) e ritiro il biglietto alle casse automatiche, risparmiando qualche dollaro e una discreta fila. L’intera esposizione si basa sul principio che tutti i campi scientifici sono in qualche modo connessi e l’esempio che viene proposto è quello degli Struzioniformi, che pur essendo molto simili tra loro, a causa del movimento delle placche, vivono in continenti diversi e lontanissimi (Africa, Sud America, Oceania). Passo la giornata con gli occhi sgranati tra animali impagliati, vivi, un acquario, una cupola con dentro una foresta tropicale e tantissime farfalle e la “simulazione” del terremoto di San Francisco del 1906, una cosa davvero spaventosa. Ricordandomi del monito di Michael, esco dall’accademia e cerco la fermata più vicina dell’autobus. Come la trovo, ci sono delle indicazioni contrastanti: la direzione indicata dalla palina è ovviamente contraria alla direzione in cui devo andare e a quella indicata dagli autobus che passano nell’altra direzione, quindi decido di fidarmi della geografia e degli autobus e attraverso la strada. Aspetto un bel po’ e arriva il numero giusto ma…è limitato e non arriva fin dove mi serve. La cosa si ripete costantemente per 3 o 4 autobus, alla fine, scocciato, fermo un autobus e gli chiedo se ne passerà mai uno che arriva fino in fondo o se saranno tutti limitati. L’autista mi risponde che non lo sa, ha una radio e gli comunicano di volta in volta a che capolinea arrivare, ma mi dice di salire su e poi scendere più avanti dove forse avrei trovato un autobus che va più o meno nella mia direzione. Il consiglio deve essere sicuramente inserito nel manuale degli autisti dell’SFMTA, perché alla fermata che mi ha indicato c’è una folla degna di un venerdì di sciopero alla stazione Termini. Scendo e all’arrivo dell’autobus che mi serve (stavolta è il numero giusto con il capolinea giusto) mi preparo dall’alto della mia esperienza pendolare: calcolo lo spazio di frenata e mi lancio nella porta tra i primi, poi però cedo il posto a una signora. L’autista è un pazzo scatenato: salta le fermate, urla e sbraita agli altri automobilisti, passa con il rosso e non si ferma mai agli stop (qui si fermano tutti, anche se non arriva nessuno dall’altra parte), tanto che penso a uno scambio culturale con i notturni dell’ATAC. In qualche modo riesco a scendere alla fermata giusta e ad arrivare a casa con quasi un’ora di ritardo sull’orario concordato. Mentre mi faccio la doccia arrivano i primi ospiti e Michael, chef sopraffino, sta preparando ben due tipi di paella differenti: una con il pesce e una con la carne. Si beve e si chiacchiera in allegria e posso dire che la paella di Michael è perfetta. Dopo la cena decidiamo di uscire e prendiamo dei taxi, sfortuna vuole che non ho con me il passaporto, a quanto pare assolutamente necessario nonostante il mio brutto ceffo per assicurare la mia maggiore età nei locali. Torno indietro con il taxi, recupero il passaporto, chiamo un altro taxi perché il simpaticone di prima non mi aveva aspettato e cerco di raggiungere i miei amici, ma il tassista non conosce bene la strada. Mi faccio spiegare di nuovo da Michael come si arriva e lo spiego al tassista che finalmente ha un’intuizione e arriviamo. Il primo locale è stipatissimo di gente e a fatica riesco a ritrovarli, sono al piano di sopra perché mi sembra di aver capito che c’è una qualche festa di compleanno di qualche amico di amico. Dopo un po’ si cambia locale e si entra in un altro posto dove riusciamo addirittura a sederci e conosciamo un gruppo di irlandesi. Sono quasi le tre del mattino quando rientriamo a casa e io alle 4.30 ho la navetta per l’aeroporto, navetta che per fortuna passa a prendermi a casa. Mi stendo e cerco di dormire un’oretta preparandomi alla lunghissima giornata di trasferimento che mi aspetta.

Contrassegnato da tag , ,