17 agosto, San Francisco: Hai voluto la bicicletta? E mo’ pedala!

Mi sveglio da sotto il piumone che sono all’incirca le 8 del mattino e silenziosamente, dopo essermi ben coperto, mi avvio verso la cucina. Fuori tutto è grigio e avvolto nella nebbia e comincio a credere che in realtà il sole californiano è famoso non perché c’è sempre, ma perché c’è un paio di volte l’anno. Mentre armeggio con la moka (sì, una moka negli Stati Uniti), entra in cucina una ragazza che si presenta come Karen. Io penso “Ehi, ma il mio ospite non era un uomo e si chiamava Michael?” Forse viaggiando nel tempo ieri sera ho scombinato il delicato equilibrio di questa realtà, il che spiegherebbe anche l’assenza di sole. Queste teorie fantascientifiche vengono prontamente smentite dall’arrivo di Michael. Dopo essermi preparato mi dirigo a piedi verso l’embarcadero. Vedo uno Starbucks e non resisto, devo vedere come scriveranno qui il mio nome: “Jovan”! Fatta colazione finalmente arrivo al punto di noleggio delle bici, la cosa che più mi colpisce è che siamo in mezzo alla strada e nonostante questo posso pagare con la mia carta (ovviamente con la prepagata) grazie a questo minuscolo aggeggio: square. La noleggiatrice mi ricorda che è assolutamente vietato usare la bici sui marciapiedi e quindi la “spingo” fino alla strada. Pedalo guardando l’Oceano e il Golden Gate Bridge in lontananza, fermandomi di tanto in tanto a guardare il panorama e scattare qualche foto. Sta cominciando a uscire il sole e il clima si fa più primaverile. Supero agevolmente la prima salitella della giornata e ridiscendo ancora avvicinandomi al ponte. Sembrava vicino, ma in realtà non si arriva mai! Finalmente, dopo un’ultima salita questa volta un po’ più impegnativa, raggiungo il ponte. Il passaggio è piuttosto stretto e ciclopedonale, inoltre anche a doppio senso di circolazione e i ciclisti locali corrono come matti facendo slalom tra turisti a piedi e in bici. Io me la prendo con più calma, visto che ormai non c’è più nebbia e attraverso tutto il ponte. Mi fermo dall’altra parte a vedere quanto ho percorso e piano piano me ne torno indietro. Sono attratto dal colonnato del “Palace of Fine Arts” e mi ci dirigo. Lego la bici e passeggio nel colonnato, ammirando il lago e le paperelle. Visto che ormai è ora di mangiare, decido di tornarmene lungo l’embarcadero, alla ricerca di qualcosa da mangiare. Mi imbatto in una specie di fast food messicano e mangio dei nachos. Un po’ appesantito, mi rimetto in viaggio verso Russian Hill, per vedere la famosa discesa. È ripidissima, davvero, tanto che rinuncio al proposito di provarla in bici, visto che il percorso somiglia più a un downhill in mezzo ai boschi. Spingendo la bici raggiungo quindi posti meno “ripidi” e risalgo verso Washington Square. Si respira un’aria tranquilla, con tanta gente stesa sul prato a bighellonare, a leggere, a fare yoga, a esercitarsi al clarinetto. Ne approfitto per fare qualche scatto, prima di ripartire per quello che sarà il gran premio della montagna della giornata: la Coit Tower. La salita è dura e lunga, ho la lingua che fa attrito con l’asfalto e vengo distratto da un pensiero bislacco: ma per quale diavolo di motivo c’è dipinta una parola cinese (XING) sull’asfalto? Solo dopo una breve riflessione (dovete capirmi, ero in debito di ossigeno) capisco che non è XING ma CROSSING! Mi arrendo praticamente all’ultima curva e appena arrivo su un tipo con i baffi mi chiede se l’ho fatta tutta pedalando. Imbrogliando un po’ rispondo di sì e questo si complimenta con me per “l’impresa”. Purtroppo c’è una fila enorme per salire con l’ascensore sulla torre e non vedo scale. Considerando che non sono un grande fan dei panorami dall’alto di una torre decido di non fare la fila e di godermi la discesa fino all’embarcadero. Risalgo a piedi lungo Sacramento Street, una salitaccia, e arrivo quasi contemporaneamente a Michael a casa. Mi faccio una doccia e ci prepariamo per uscire con una sua amica, di cui non ricordo il nome e andiamo a mangiare in un minuscolo ristorante italiano “Nob Hill Cafè”. Il posto non accetta prenotazioni, quindi ci tocca arrivare e aspettare all’aperto che si liberi un tavolo, per nostra fortuna non ci vuole molto. Il cibo è davvero buono (se fosse una recensione di tripadvisor, ve lo consiglierei caldamente) e passo una bella serata chiacchierando del più e del meno. Si torna a casa, con un’impressione decisamente positiva della mia prima giornata americana.

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One thought on “17 agosto, San Francisco: Hai voluto la bicicletta? E mo’ pedala!

  1. passoinindia ha detto:

    Certo, in bici a San Francisco non è cosa semplice. Sono arrivata a piedi alla Coit Tower ma ne è valsa la pena (carini i dipinti dentro la torre) visto il panorama che si gode da lì. Sono arrivata a San Francisco il 10 settembre 2001. L’11 cadevano le Torri…. Ciao.

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