10 agosto, Tokyo: amore e desiderio di fratellanza con il popolo giapponese

Il viaggio tra Hong Kong e Tokyo è un trasferimento noioso, in un aereo praticamente vuoto. Atterro alle 18 e devo aspettare fino alle 22 per incontrare il mio ospite Kentaro, per cui decido di prendere il treno per la stazione centrale di Tokyo e lasciare lì la valigia. Primo incontro con i treni giapponesi: costano uno sproposito ma spaccano il secondo. Arrivo a Tokyo che è già buio, visto che in Giappone non si usa l’ora legale ma decido comunque di fare una passeggiata. In realtà torno quasi subito in stazione perché non so quanto ci vorrà ad arrivare al luogo dell’appuntamento. Arriva così il primo impatto con le biglietterie automatiche: una parete enorme di scritte per lo più in giapponese e varie tariffe in base a dove si vuole arrivare sovrasta una fila di macchinette. Ora dico, giapponesi cari, c’è arrivata anche Trenitalia a fare delle macchinette che ti dicono quanto pagare per arrivare nel posto che digiti, perché mi costringete a dovermi prima cercare a mano quanto devo spendere per dirlo poi alla macchinetta? Capite che l’errore è dietro l’angolo, tanto che ad ogni stazione ci sono altre macchinette dedicate all’adjustment fare, che in base al biglietto che inserisci ti dice quanto manca (che significa che macchinette più facili le saprebbero fare). In effetti la metro a Tokyo sembra più la sala slot di un casinò, tra macchinette, lucine colorate, musichette e il rumore delle monete di resto che cade nei vassoi di metallo. Comunque riesco a fare il biglietto, a sbagliare fermata, tornare indietro e arrivare a destinazione con un’ora di anticipo più o meno in quest’ordine. La stazione di arrivo è qualcosa di veramente piccolo, al cui confronto Torricola potrebbe sembrare la stazione Termini e per ingannare il tempo mi metto a leggere seduto su un muretto. Finalmente incontro Kentaro che mi accompagna a casa sua, una moderna casettina dove devi ovviamente toglierti le scarpe sull’uscio e la mia camera ha un’enorme porta scorrevole (più una parete, ma non è di carta), è completamente vuota e si dorme sul futon. Ora, dovete sapere che dormire a pochi centimetri da terra, su una superficie rigida è una delle cose che preferisco di più. Chiacchiero un po’ con Kentaro che mi invita per il giorno dopo a una passeggiata che sta organizzando con un’associazione culturale di cui fa parte, poi esce e io me ne vado a dormire.

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