Days 2 – 7: di bene in meglio

13 set

Ho raggruppato questi giorni più perché non ho avuto tempo di scrivere giorno per giorno che per un motivo specifico. Devo dire che se inizialmente qualche volta ho pensato di “riaprire” l’account, con il passare dei giorni ne sento meno l’esigenza.

E ai tuoi amici non ci pensi?

Non è che non ci penso, semplicemente le dinamiche di contatto sono differenti. Se vuoi sapere che fanno o comunicare quello che ti passa per la testa è sufficiente un SMS, Whatsapp o un’email che tra l’altro ti garantiscono di dare/ottenere informazioni in maniera chirurgica: tanto segnale e poco rumore, per cui direi che ci ho guadagnato!

Certo, manca la componente guardona di facebook, quella per cui sbirci nelle bacheche e nelle foto dei tuoi amici per capire cosa fanno, ma riflettendoci bene, non vi sembra un po’ morbosa come idea?

Ma senza facebook cosa fai?

Ci sono 5,100 656 × 10^14 m² lì fuori, credo che qualcosa da fare lo troverò! ;) Scherzi a parte, ho iniziato a studiare una nuova lingua, il tedesco, sia su youtube che su un sito collegato al canale e questo, oltre a essere molto stimolante, mi porta via un bel po’ di tempo ogni giorno. Poi ho riscoperto il mio vecchio amico StumbleUpon, praticamente una risorsa inesauribile di cose interessanti. Ah, potete sempre pensare di riprendere in mano qualche vecchio progetto e portarlo avanti! (Questa la capiranno in pochi).

Allora non torni :(

Mai detto questa cosa. Diciamo che l’esperienza è molto interessante e decisamente meno sofferente di quello che può sembrare, quasi sicuramente mi aiuterà una volta tornato a usare facebook in modo diverso.

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Day 1: ero un abitudinario

7 set

La giornata inizia propositiva e fiduciosa: tornare a guardare la tazza piena di caffellatte e non il cellulare per controllare le notifiche e i like mentre si fa colazione sembra una grande conquista di civiltà.

Già da questo primo giorno si può sfatare un mito: eliminare facebook non aumenta la produttività. Ci sono talmente tante “risorse” per perdere tempo sul web che anche la rinuncia al social network per antonomasia viene immediatamente riempita da altro.

Certo, dopo un po’ ti rendi conto che avresti voglia di “condividere” qualcosa su facebook e apri senza pensarci una nuova finestra, poi ti rendi conto che in realtà su facebook non ci sei più e la cosa ti lascia perplesso. È un po’ come quando si rompe l’orologio e per un po’ involontariamente ti guardi il polso per leggere l’ora. Alla fine, per evitare di riattivare l’account, funziona chiedersi: “Ma cosa ne penserebbe il Grande Capo Estiquaatsi del fatto che sono preoccupato per aver prestato la bici?”. Se la risposta del grande capo è la sua classica (“Estiqaatsi… pensa che se tu prestato bici significa che ti fidi, e quindi Estiqaatsi… pensa che non deve essere preoccupato!”) vuol dire che la preoccupazione puoi tenertela per te.

Poi ci sono le reazioni delle persone, dai curiosi di sapere come va a finire a quelli che cercano di “farti rinsavire”. Questi ultimi possono essere davvero scoccianti, ma vi voglio bene lo stesso!

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Day 0: Now what?

7 set

Comincia l’esperimento “La vita senza facebook ai tempi di facebook”.

Disattivare l’account è stato semplice, vediamo come va da domani. Per chi proprio non può fare a meno di “sbirciare”, non gli resta che questo blog, twitter, flickr un Lifestream che racchiude un po’ tutto quello che scriverò e penserò in questo mese: http://www.giovannitufo.com/stream/

Forse ci si sente fra un mese in piazza facebook, forse… perché magari ci prendo gusto a fare l’eremita!

 

 

 

Una strage silenziosa sulle nostre spiagge

3 lug

MareTutte le estati c’è una strage non raccontata, uno sterminio di giovani del quale i telegiornali tacciono. Se chiedete di questo pericolo a qualsiasi bagnante vi risponderà così: “È successo proprio la settimana scorsa, me l’ha detto una mia amica alla quale l’ha raccontato sua zia. Deve essere vero.” A questo punto avrete capito di cosa sto parlando: delle decine, che dico, centinaia di morti all’anno dovuti al bagno dopo mangiato. Una saggezza tramandata dalle nostre nonne, eppure non una pubblicità progresso, non una campagna, neanche un semplice cartello che ci metta al riparo da questo rischio. Basterebbe seguire la semplicissima regola già conosciuta dai nostri avi:

Kcal del pasto / numero di portate x 3

(i puristi storceranno il naso perché la formula completa include anche il quadrato dei grassi saturi e la radice cubica dei carboidrati, ma i risultati di questa formula sono sicuri anche per un pranzo di matrimonio) o più semplicemente le canoniche tre ore. Come vedete è semplice prevenire, per cui mi domando: Ministro Maroni, cosa aspettiamo?

Pollo all’arancia (Buoni da morire #1)

2 feb IMGP1443 - Versione 2

Incomincio qui un’altra rubrica (come al solito saltuaria ed eventuale), stavolta di cucina. Da un po’ mi diletto a sporcare la cucina nel mio appartamento provando ricette trovate su internet o suggerite da amici. La prima ricetta che propongo mi è stata suggerita da una carissima amica (incidentalmente anche collega di lavoro, ma prima di tutto amica) e il mio primo pensiero assaggiandola è stato “Buona da morire!“. Da qui il titolo della nuova rubrica: Buoni da morire, appunto.

La ricetta è facilissima e veloce, ideale per cominciare a sporcare la cucina senza demoralizzarsi.

Ingredienti

  • Petti di pollo
  • Olio (mi raccomando extravergine di oliva, che è più buono e fa meno male!)
  • Burro (io però non l’ho usato, solo olio)
  • optional: un po’ di cipolla
  • Arance
  • Farina
  • Sale
  • Pepe

Come potete vedere mancano le quantità, io sono andato ad occhio anche perché la ricetta è facile. Nel mio caso ho preparato 3 petti di pollo, ho usato due arance e poco olio.

Preparazione

Tagliare il pollo a bocconcini (o a dadini, se ci si sente particolarmente geometrici), infarinarlo (io l’ho fatto un bocconcino alla volta, con molta cura) e farlo rosolare in una padella antiaderente per un po’, fino a raggiungere una leggera doratura, salare e pepare a piacimento. Nel frattempo spremere le arance per benino evitando di buttare la polpa. Quando i bocconcini sono sufficientemente dorati (in pratica quando non vedete più parti rosa) si aggiunge il succo e la polpa di arancia nella padella. Si fa evaporare il tutto a fuoco alto, mescolando di continuo (qui i puristi userebbero un cucchiaio di legno, io mi sono ritrovato con un cucchiaio di metallo in mano e sfido chiunque a distinguere la cosa una volta servito!) fino a ottenere una bella cremina (che può variare dall’arancio chiaro al quasi rosso, dipende dal tipo di arancia usata). That’s it. Godetevi il profumo di agrumi, il gusto del pollo e il retrogusto delicato dell’arancia, pronunciando mentalmente una preghiera di ringraziamento (a mo’ di mantra buddhista) alla mia amica (se ci scappa, una anche per me!).

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Cosa ho scritto quest’anno (2010 Edition)

28 dic

Anche quest’anno ripropongo la bieca operazione dell’anno scorso, il best of dell’anno 2010. È stato un anno poco prolifico (appena 10 post, incluso questo), che mi ha visto condividere perlopiù mini pensieri sui social network che contenuti ragionati. Ma procediamo con ordine:

Gennaio (1 post)

Niente di che, un post di servizio per promuovere “M’illumino di meno” e per giocare ancora con i microformats, in questo caso con hcalendar.

Febbraio (3 post)

Il mese più corto è stato quello più “prolifico”. Un reportage da Barcelona, dove ho seguito i test della Formula 1 è sicuramente l’unico degno di nota. Gli altri due post sono una previsione non avverata e un po’ di ironia su certo marketing non proprio azzeccato.

Aprile (2 post)

Comincia un po’ la decadenza. Due post del tutto estemporanei: una foto di una pubblicità di Internet Explorer e una citazione dall’ultima puntata di Boris, questa da leggere.

Giugno (1 post)

Ecco l’idea! Un unico post, ma dai risvolti inaspettati. Tutto comincia con un asciugamano (che nessuno mi ha ancora regalato) e prosegue con un mini servizio ancora molto embrionale, per il quale spero di trovare più tempo, prima o poi.

Settembre (1 post)

L’addio al blog self-hosted. Non avendo scritto molto fino a quel momento, ho deciso di chiudere baracca e spostarmi su un servizio shared. Meno sbattimenti, certo, ma anche un po’ meno flessibilità. Vedremo quanto resisterò in questa gabbia dorata.

Ottobre (1 post)

Arrivano gli ebooks in italiano! Potevo farmi sfuggire l’occasione di provarli? Certo che no! Ecco qualche pensiero su un modello stupido, ma che forse (purtroppo) reggerà. Magari nel 2011 vi spiego perché.

2011

Questa volta qualche impegno e qualche previsione per il 2011 voglio farla, così almeno sentirò l’obbligo di rispettare la parola data a quei due/tre che si ostinano a tenermi tra i feed.

Mi piacerebbe innanzitutto riprendere l’esperienza del Wikinaufragio, renderlo un appuntamento fisso. Poi, penso che sparerò su WordPress qualche riflessione breve, sullo stile di Tumblr, oltre alle immancabili foto di scarsa qualità fatte a cose viste per strada.

Una cosa che sicuramente non voglio fare, è trovare un argomento su cui specializzarmi, un fil rouge, mi piace mantenere un approccio confusionario, poter parlare di “guerra e marketing, patatine e caldaie, macchine da scrivere e pneumatici da strada, telefonia e maglioni, televisione e ristorazione autostradale” (tanto per citare). In fondo non scrivo per un ranking di Google o per creare una grande community, ma per divertirmi e per quei due/tre che mi tengono ancora nel feed (e ai quali probabilmente piace questo approccio).

Buon Anno nuovo!

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La libertà di leggere costa 2 € (e 1 centesimo)

11 ott

Sono arrivati (finalmente) gli ebook in italiano, ma la situazione è tutt’altro che rosea.

Se da una parte abbiamo i “buoni”, ad esempio Simplicissimus, IBS.it e Bookrepublic, che consentono di leggere i propri ebook su qualsiasi dispositivo (non ci sono DRM in senso stretto, ma solo social DRM, da alcuni paragonato all’ex-libris), dall’altra parte abbiamo i “cattivi”, per ora solo Mondadori e Telecom, che blindano e lucchettano i libri in vendita. Questi libri sono talmente blidati da non essere leggibili neanche dall’iPad, che poi è l’oggetto che ha attirato l’attenzione degli editori nostrani sugli ebook.

Fortunatamente, il DRM utilizzato da Mondadori&Co. è Adept di Adobe, facilmente scavalcabile con queste semplici istruzioni.

In pratica, dopo aver acquistato il libro (e scaricato Adobe Digital Editions sul proprio PC o Mac, anche qui, il DRM di Adobe taglia fuori Linux), si scaricano i due file presenti e si lanciano in successione (prima key, poi epub). Il risultato sarà un epub completamente libero dai DRM e finalmente utilizzabile su qualsiasi dispositivo. Io ho fatto la prova con “La sottile linea scura” di Joe R. Lansdale e tutto è andato per il verso giusto (questo post non vuole descrivere come si fa, quindi evitate di chiedere spiegazioni sulla procedura nei commenti, non risponderò).

È legale tutto questo? Non lo so, ma non mi sento di certo un ladro se seguo la procedura di sopra e poi lo leggo sul Kindle, d’altronde, io il libro l’ho comprato e pagato 9,99 € (ah, il prezzo di copertina è 12 €, forse la libertà di leggere ovunque costa 2,01 €, mentre il prezzo sul Kindle Store di Amazon è 7,20 €).

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So long, and thanks for all the fish

13 set

Questo post è stato scritto su giovannitufo.com per salutare il vecchio spazio. Benvenuti in quello nuovo!

Ho iniziato a scrivere questo blog il 15 maggio 2007,  su wordpress.com. Il 15 luglio 2008 ho registrato questo dominio (giovannitufo.com) e spostato tutta la baracca qui. Mi sono divertito molto e ho avuto modo di imparare diverse cose, ho ricevuto complimenti che non mi aspettavo e usato questo spazio come finestra su di me.

Però questo spazio costa tempo e fatica (e denaro), tempo che non trovo più. Non che non abbia più niente da dire, non ho nessuna crisi dello scrittore…anche perché scrittore non lo sono di sicuro! Il fatto è che i social network ormai veicolano quasi tutta la mia “produzione”, per lo più estemporanea e veloce. Scrivere anche solo quattro righe su un blog richiede un lavoro paziente, devi controllare quello che scrivi, devi documentarti, devi argomentare. Aggiornare uno status su facebook o pubblicare una foto su flickr sono forme più immediate, fruibili persino in movimento. Un blog “non specialistico” non ha più nessuno spazio.

Per questo motivo, approfitto della scadenza di questo dominio (in alto dovreste poter vedere un conto alla rovescia) per chiudere questo blog. E spostarlo. Perché come i delfini nella saga di Douglas Adams, non mi estinguo all’improvviso, vado solo via da qui. Tutti i contenuti del blog e gli eventuali nuovi articoli si spostano su giovannitufo.wordpress.com. Perché? Prima di tutto perché potrei voler continuare a esprimere, di tanto in tanto, qualche opinione un po’ più ragionata e wordpress.com mi permette di continuare a farlo, ma completamente gratis. Poi perché mi permette di avere uno spazio senza dover pensare ad aggiornamenti, a plugin che smettono di funzionare e ad altri tecnicismi che proprio non voglio dover seguire. Fanno tutto loro, lì, da qualche parte in America, e io da qui mi devo solo concentrare su una cosa: pensare.

Che poi non è che sia una cosa da niente.

Cosa mi piacerebbe?

8 giu

Qualche tempo fa, la cara Martina pubblicava la sua lista dei desideri sul suo blog. Potevo io non farlo? Direi di no! Tra l’altro, si avvicina il mio compleanno. Potevo fare una cosa normale? Anche qui, no! Dovevo fare qualcosa che fosse “rivoluzionario” (grazie Steve per aver inflazionato questa parola!) e soprattutto social (10 anni fa avrei scritto interattivo). Nasce allora la mia wishlist, social e rivoluzionaria. Anche perché, diciamocelo, fare i regali è stressante. Devi pensare a cosa può piacere a una persona e devi sperare che non ce l’abbia o che nessun altro abbia avuto la tua stessa idea. Con la mia wishlist vengo incontro a tutte e due le esigenze: sapete cosa mi piacerebbe (e i più bravi, partendo dagli oggetti della lista possono capire cosa mi piacerebbe, ma non ho scritto perché non lo so ancora) e potete vedere se qualcuno ha già avuto la vostra stessa idea (attraverso una sofisticata tecnica di lettura del pensiero attraverso i monitor LCD…se guardate la pagina con il vecchio tubo catodico siete salvi!).

Potevo tenere tutto per me? (Ok, basta domande retoriche) Ma certo che no! Quello che vedete ora, se il tempo e la voglia mi assisteranno, diventerà un vero e proprio socialcoso attraverso il quale chiunque potrà creare la propria lista dei desideri (in una maniera talmente facile che rimarrete a bocca aperta quando la scoprirete!). Devo solo trovare un nome che sia carino e che non sia già registrato come dominio…mi aiutate? (Ok, mentre ci pensate, scorrete la lista, che il mio compleanno è vicino!)

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La locura

14 apr

Io parlo della locura, Renè, la locura; la pazzia, che cazzo, Renè, la cerveza; la tradizione, o merda, come la chiami tu, ma con una bella spruzzata di pazzia; il peggior conservatorismo che però si tinge di simpatia, di colore, di paillettes, in una parola: Platinette. Perchè Platinette, hai capito, ci assolve da tutti i nostri mali, da tutte le nostre malefatte; “sono cattolico ma sono giovane e vitale perchè mi divertono le minchiate del sabato sera”, è vero o no? Ci fa sentire la coscienza apposto Platinette. Questa è l’Italia del futuro: un paese di musichette mentre fuori c’è la morte; è questo che devi fare tu, Occhi Del Cuore sì, con le sue pappardelle, con le sue tirate contro la droga, contro l’aborto, ma con una strana, colorata, luccicante frociaggine, smaliziata e allegra come una cazzo di lambada; è la locura, Renè, è la cazzo di locura, se l’acchiappi hai vinto.
(da Boris 3)

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